nerodiseppia febbraio 28, 2018

Un ringraziamento speciale va ad Augusta Mazzarolli, per averci dato la possibilità di utilizzare Palazzo Gazelli come ambientazione per questo servizio fotografico. Una donna dall’infinita gentilezza.

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Millecinquecentoventuno. Erano trascorsi millecinquecentoventuno giorni dall’ultima volta che lui l’aveva vista. Aveva contato i giorni, ma senza usare i numeri. I numeri non hanno ricordi, diceva. Lui per contare usava le poesie. Millecinquecentoventuno. Aveva scritto millecinquecentoventuno poesie.

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 E lei era lì, ad abitare ognuna di quelle poesie. Era convinto che il tempo scorresse diversamente, se erano le parole a scandirlo. E poi le sceglieva lui le parole. Quelle giuste. Ogni tanto raccoglieva il tempo che trovava sparso per la stanza, tra i libri impolverati, nel mobile vicino alle bottiglie, sui tasti consumati del pianoforte. E poi si andava a sedere sul divano.

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Seduto lì, con il tempo tra le mani, guardava. Guardava quella stanza dove fino a millecinquecentoventuno fa c’era lei. E ora lei non c’era più. Eppure era ovunque. Il suo vestito di lino bianco, quello senza ricami. I suoi capelli di miele. I suoi polsi. La linea imperfetta del suo naso, che si vedeva solo quando era di profilo. I suoi piedi scalzi. Il neo sul collo, piccolissimo, ma che nascondeva l’infinito.

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E quel suo inconfondibile profumo d’inverno. Dettagli, attimi, immagini. Lui aveva conservato tutto. Così ogni giorno poteva scrivere una nuova poesia. Perché solo la poesia poteva riempire di lei quella stanza. Quell’assenza.

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E se non lei, almeno un suo particolare. Millecinquecentoventuno particolari. Non c’erano nuvole ad occupare il cielo quel giorno. Il sole si stava abbassando timidamente, ma questo non impediva ai minuscoli granelli di polvere di muoversi lentamente attraverso i raggi di luce che filtravano dai vetri.

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Lui era seduto allo scrittoio e fissava la lunga tenda che scendeva dal soffitto e nascondeva la porta. Lo aveva convinto lei a metterla lì. Mentre fissava la tenda rovistava tra le parole in cerca di quella giusta.

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Doveva essere un nome, ma non ne era sicuro. Improvvisamente la tenda si mosse. Lui rimase per un attimo senza fiato. E poi eccola lì, bellissima, la parola che tanto cercava. Le sue labbra disegnarono nell’aria quel nome che per millecinquecentoventuno giorni non aveva più pronunciato: Angelica.

BACKSTAGE

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CREDITS

Brand: Filippo Uecher
Collezione: Ariosto
Direzione artistica: Nerodiseppia
Foto: Matteo Zin
Storia e concept: Nerodiseppia
Luogo: Palazzo Gazelli, Asti